CER: Cosa sono le Comunità Energetiche Rinnovabili

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CER | Comunità energetiche rinnovabili: cosa sono e perchè sono così importanti.

Con la conversione in legge del Decreto Milleproroghe 162/2019 sono state introdotte anche nel nostro Paese le “Comunità Energetiche Rinnovabili.

Ma cosa sono le comunità energetiche rinnovabili?

Una comunità energetica consiste in un’associazione tra cittadini, attività commerciali, pubbliche amministrazioni locali e piccole-medie imprese che decidono di unire le proprie forze con l’obiettivo di produrre, scambiare e consumare energia da fonti rinnovabili su scala locale.

Come si crea una Comunità energetica?

Il primo passo da compiere è la costituzione di un’entità legale tra i futuri soci della comunità che possono essere:

  • persone fisiche;
  • piccole o medie imprese;
  • enti territoriali;
  • amministrazioni pubbliche locali.

Le forme più  comuni sono quelle dell’associazione riconosciuta o delle cooperative, visto che una CER non può essere costituita con finalità di lucro.

Una volta costituita legalmente la comunità energetica dobbiamo individuare il sito dove erigere l’impianto che, ovviamente, deve essere realizzato in un’area in prossimità dei consumatori:

  • una PMI o Pubblica Amministrazione possono installare un impianto fotovoltaico e condividere l’energia prodotta con i cittadini del Comune che hanno deciso di far parte della comunità;
  • si possono instaurare comunità di quartiere;
  • comunità agricole;
  • borghi, etc.

Come funzionano le CER?

Una volta messo in esercizio l’impianto, la comunità può fare istanza al Gestore dei Servizi Energetici (GSE) per ottenere gli incentivi previsti dalla legge per l’energia condivisa.

Attenzione però: gli incentivi si riferiscono esclusivamente all’energia condivisa all’interno della comunità e non all’intera energia prodotta.

Nei casi in cui la produzione sia superiore al consumo, per l’energia eccedente viene riconosciuto alla comunità il solo valore economico dell’energia: il ricavato derivante dalla vendita dell’energia eccedente viene disciplinato da contratti di diritto privato stilato tra i membri della comunità e secondo le regole della stessa (es: si può decidere di ripartire gli utili in parti uguali tra i componenti della comunità o privilegiare alcuni soggetti sulla base dell’impegno e del loro ruolo determinante sul funzionamento della comunità).

Da un punto di vista economico ogni membro della comunità continua a pagare per intero la bolletta al proprio fornitore di energia elettrica ottenendo però dalla comunità un importo per la condivisione dei benefici.

I vantaggi delle Comunità energetiche

Le comunità energetiche hanno vantaggi di diversa natura che si rispecchiano su persone, enti e comunità:

  • vantaggi di natura economica: grazie agli incentivi derivanti dall’energia prodotta e utilizzata, la comunità è in grado di produrre un “reddito energetico” da redistribuire.
  • vantaggi ambientali: non si produce energia da fonti fossili, annullando così le emissioni di CO2;
  • vantaggi sociali: si stimola l’aggregazione delle persone e si responsabilizza la comunità verso una cultura volta al risparmio energetico ed alla sostenibilità.

Cosa prevede la normativa italiana che disciplina le Comunità energetiche innovabili?

La normativa italiana recepisce le raccomandazioni sulle comunità energetiche rinnovabili contenute all’interno della Direttiva Europea n. 2001 dell’11 dicembre 2018 denominata RED II, in materia di sostenibilità energetica che prevede un sostegno finanziario alla produzione e all’autoconsumo di energia elettrica da fonti rinnovabili.

Un mercato dell’energia equo e sostenibile che porti non solo benefici ambientali ma anche sociali, sanitari ed economici.

Attualmente, la normativa italiana sulle comunità energetiche rinnovabili consiste nell’articolo 42-bis del Decreto Milleproroghe 162/2019 e nel D.Lgs. 199/2021, che dà attuazione alla Direttiva Europea RED II sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili.

In sintesi, le comunità energetiche rinnovabili sono un soggetto giuridico:

  • basato sulla partecipazione aperta e volontaria;
  • costituito da persone fisiche, PMI, enti locali;
  • avente come obiettivo principale quello di fornire benefici ambientali, economici o sociali a livello di comunità ai suoi azionisti, membri o alle aree locali in cui opera.

I membri di una Comunità energetica sono a tutti gli effetti dei consumatori finali e, come tali, sono liberi di scegliere il proprio fornitore di energia senza sottostare ad alcun vincolo.

Nessuna indicazione invece circa la tecnologia rinnovabile da adottare ma, sebbene la normativa non dica nulla al riguardo, il fotovoltaico si presenta come la soluzione sicuramente più accreditata.

Molto specifiche invece le direttive circa le caratteristiche degli impianti di produzione dell’energia elettrica da fonti rinnovabili:

  • possono avere una potenza complessiva sino a 1 MW;
  • possono essere connessi  alla rete elettrica attraverso la stessa cabina primaria (corrispondente territorialmente a circa 3-4 Comuni oppure 2-3 quartieri di una grande città dove risiedono i membri appartenenti alla comunità);
  • possono fare parte della comunità energetica anche altri impianti o fonti rinnovabili esistenti prima dell’entrate in vigore del decreto legislativo 199/2021 ma in misura non superiore al 30% della potenza complessiva della comunità.

Delibera ARERA 727: quali sono i vantaggi per le CER?

La delibera Arera 727 (di cui vi invitiamo a leggere questo interessante approfondimento cliccando qui), entrata recentemente in vigore, regola gli incentivi e i finanziamenti per l’energia prodotta localmente dalle CER “Comunità Energetiche Rinnovabili”. I vantaggi comprendono la costruzione di fondamenta solide per l’autosufficienza energetica di famiglie, piccole e medie imprese e autorità locali.

Gli incentivi confermati fino all’ottenimento di 5 GW sono una buona notizia per le CER del Nord Italia.

La situazione delle CER nel mondo e in Italia.

Le comunità energetiche rinnovabili sono da anni una realtà diffusa a livello globale soprattutto in molti Paesi del nord Europa dove le prime CER cominciarono a comparire all’inizio degli anni 70 in Danimarca (tramite l’installazione di alcuni impianti eolici da parte di cooperative di cittadini interessati a promuovere le energie rinnovabili) per poi diffondersi negli anni 80 anche in Germania e Belgio.

A livello internazionale sono emblematici gli esempi di:

  • Bioenergy Village di Jühnde, in Germania;
  • Grupo Creluz, Rio Grande do Sul (Brasile): creato nel 1999, dotato di 6 impianti idroelettrici che distribuiscono energia a 20.000 soci residenti nella zona;
  • BMG – The Brooklyn Microgrid, New York (Usa): fondata nel 2016. Una rete energetica comunale in cui i cittadini di Brooklyn possono acquistare e vendere tramite App energia rinnovabile generata localmente.

Secondo Legambiente, in Italia sono attive circa 20 comunità energetiche rinnovabili, distribuite un po’ su tutto il territorio nazionale, con impianti di produzione tra i 20 e i 60 kW. Attualmente le CER nel Bel Paese vedono coinvolte varie realtà quali:

  • comuni;
  • famiglie;
  • imprese private;
  • enti pubblici;
  • cooperative ed aziende agricole.

Numeri destinati a crescere esponenzialmente nei prossimi anni tanto da aspettarsi una crescita dell’energy community di circa 40.000 unità in Italia per il 2025 e una distribuzione dell’energia derivante dalle CER a oltre 264 milioni di cittadini dell’Unione Europea per il 2050.

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Se vuoi saperne di più sulle novità introdotte dal governo dedicate alle agevolazioni fiscali previste per gli impianti fotovoltaici e le CER (Comunità Energetiche Rinnovabili) ti invitiamo a leggere i seguenti articoli d’approfondimento

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    Autore: DANIELE FRANCESCATO

    Titolare di GRUPPO ITIEFFE

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